È giunto il momento di chiedere l'abolizione della carne e di fare di questa domanda - che sembra così grande, eppure è talmente semplice - un obiettivo unanime del movimento animalista mondiale.
L'abolizione della carne non è una campagna ma una rivendicazione che appartiene a tutti coloro che si pongono il problema della sofferenza animale: quindi, le persone che l'abbracciano non entrano a far parte di nessun gruppo o comitato di gestione e non sono costrette ad aderire ad una formulazione stabilita a priori; ognuna è libera di esprimerla con i propri concetti, utilizzando gli argomenti che le sembrano più pertinenti ed intraprendendo le azioni che le sembrano più utili.
L'unica formulazione della rivendicazione di abolizione della carne è per ora una risoluzione redatta collettivamente su internet da alcune persone di nazionalità francese in base al criterio della massima condivisione possibile e che si trova su vari siti e blog che vi aderiscono1. Il testo della risoluzione dice:
Poiché la produzione di carne implica l'uccisione degli animali che vengono mangiati,
poiché molti di loro soffrono a causa delle condizioni in cui vivono e in cui vengono messi a morte,
poiché il consumo di carne non è una necessità (visto che una alimentazione sana senza carne animale è – o può essere - disponibile in quantità sufficiente),
poiché gli esseri sensibili non devono essere maltrattati o uccisi senza necessità,
l'allevamento, la pesca e la caccia di animali per la loro carne, così come l'importazione, la vendita e la consumazione di carne animale, devono essere aboliti.
Alcuni militanti contestano la presenza dell'espressione "senza necessità", ritendendola non abbastanza radicale2.
Dal momento che quel testo è solo una delle formulazioni possibili della rivendicazione di abolizione della carne, contestarlo non implica necessariamente di rifiutare l'idea stessa; chi lo pensa, ha frainteso la natura della rivendicazione e crede che questo testo sia una specie di manifesto o bibbia. Al contrario, contestare quella nozione può essere utile per generare nuove formulazioni della rivendicazione.
Vanno però osservate delle cose. La prima è che quel testo, come ho già detto, è stato concepito con l'intento di raccogliere l'adesione più vasta possibile. La maggior parte dei cittadini al giorno d'oggi pensa che non si debba maltrattare o uccidere un animale senza necessità, e la legge stessa lo dice; lavorare perché questa idea già radicata nel cervello della gente e ritenuta ragionevole raccolga frutti concreti, mostrando che il consumo di carne non è una necessità e quindi è in contraddizione con il senso comune, non sarà un'idea "radicale" ma non è un'idea stupida. E per me vale la pena lavorare anche in questa direzione, parallelamente alla diffusione di discorsi più estremi, come quello dell'uguaglianza animale: le due cose non si escludono.
In secondo luogo, mi fa davvero ridere una tale intransigenza visto che in un altro campo, quello antivivisezionista, succede tutto il contrario: coloro che combattono la vivisezione impiegando argomenti scientifici usano proprio il principio della "non necessità" degli esperimenti sugli animali. Da anni sostengo che bisogna dire forte e chiaro che siamo contro la sperimentazione animale indipendentemente dalla sua utilità; ma la strategia antivivisezionista non è cambiata, si continua a dire che l'utilità della vivisezione è una cosa "assurda" - si è addirittura detto che un discorso come il mio preferisce la purezza ideologica ai piccoli risultati che si possono ottenere usando argomenti "indiretti". Come mai questa schizofrenia?
L'obiezione principale di Gary Francione3 alla rivendicazione di abolizione della carne è che essa, escludendo gli altri prodotti animali, suggerirebbe al pubblico che questi ultimi sono "moralmente meno problematici", ovvero che sono moralmente più accettabili della carne e che il loro consumo è lecito.
Questa obiezione gioca sul contorto ragionamento che se A non dice esplicitamente che B è cattivo, allora A dice implicitamente che B è buono. La validità di questo modo di ragionare è tutta da dimostrare.
Per esempio, se Amnesty International si batte contro la prigionia per reati di opinione ma tace rispetto alla pratica globale di punire con la prigione, vale a dire non dice né che è giusta né che è sbagliata, è lecito accusare Amnesty International di promuovere la prigione per reati non politici? A me sembra di no. Al limite, si potrebbe rimproverare ad Amnesty di non prendere una posizione contro la prigione, ma non di promuoverla. Solo che neanche quel rimprovero non può essere fatto al movimento per l'abolizione della carne.
Proprio perché noi vogliamo promuovere una rivendicazione e non stiamo creando una campagna con definizioni fisse e paletti prestabiliti, con una "politica" ufficiale che preveda cosa si può dire e cosa non si può dire - come succede invece nel caso delle associazioni - nessuno ha mai affermato che chi rivendica l'abolizione della carne non possa rivendicare anche quella del latte e delle uova. Anzi, poiché molti promotori (tra cui io) sono vegan e per l'abolizione dell'allevamento, essi non escluderanno gli altri prodotti animali nel loro modo di impostare il discorso abolizionista.
La "carne" è stata scelta come simbolo centrale del carnivorismo, non perché noi crediamo che occorra abolire solo la carne. In realtà, quello che sfugge a Francione e ai suoi sostenitori è che la novità di questo approccio non è nell'oggetto che si vuole abolire, ma nel modo in cui si promuove l'idea stessa di abolizione.
L'approccio vegan classico vuole solo convincere gli individui a diventare vegan, credendo che solo chi è vegan possa essere abolizionista. Noi crediamo che occorra convincere gli individui che la carne (e successivamente il resto) è causa di tale sofferenza che essa deve essere abolita, ovvero che il suo consumo non deve essere più permesso a nessuno, non deve essere più lasciato all'arbitrio individuale. Si obietterà che è impossibile, che un carnivoro non accetterà mai questa idea. Invece non è vero. Ci sono carnivori che si rendono conto che mangiare gli animali non è giusto, ma che continuano a farlo, per svariati motivi (incapacità di intraprendere una dieta alternativa, terrorismo psicologico da parte dei medici, paura dell'emarginazione, etc.). Accusare queste persone di vigliaccheria, incoerenza, etc., come fa l'approccio vegan tradizionale, è ingiusto. Queste persone appoggerebbero una proposta di abolizione della carne: rifiutare il loro appoggio solo perché non sono vegan è folle.
È bene continuare a convincere le persone di smettere di mangiare prodotti animali, ed è chiaro che questo discorso implica già che nessuno dovrebbe mangiarli: solo che nessuno lo dice. Noi vogliamo esplicitare questa conclusione, reclamare forte e chiaro di fronte alla società che i prodotti animali vanno aboliti, a cominciare dalla carne. Le due strategie sono complementari: si tratta solo di esprimere a voce alta quello che già pensiamo.
Rivendicare l'abolizione della carne significa compiere un passo importantissimo a livello simbolico. Oggi come oggi, si sa che la carne non è necessaria a sopravvivere - anche se convengo che il messaggio "ufficiale" non è ancora cambiato - e quindi l'unica giustificazione che resta ai carnivori è dire che mangiare la carne è "naturale" perché gli animali si mangiano tra loro. Quando si pensa allo "stato di natura", si pensa sempre ad animali che divorano animali; è raro che si pensi ad animali che mangiano le uova di altri animali, e quanto a latte e formaggi, il problema neanche si pone. Per questo, smettere di uccidere per mangiare è un atto con un valore simbolico fortissimo. E chiedere l'abolizione della carne vuol dire mettere in discussione quello che il 99,9 % degli umani considerano l'"ordine necessario delle cose" - metterlo in discussione non incoraggiando tante singole scelte individuali, ma rivendicando un cambiamento complessivo del rapporto tra il nostro gruppo sociale di appartenenza - e quindi, in prospettiva, la specie umana come specie predatrice - e gli animali mangiati.
Lo stesso valore simbolico del progetto grande scimmia. Un'obiezione del tipo "è un progetto da poco perché chiede diritti solo per le scimmie" non ha senso, perché non tiene conto che l'attribuzione di quei diritti vorrebbe dire l'apertura della cerchia etica umana agli animali non umani ed avrebbe un valore simbolico enorme. Pensiamo al diritto di voto: a scuola studiamo che Atene era una "democrazia" perché i cittadini avevano diritto di voto; in realtà non ce l'avevano tutti, e tutte le donne erano escluse, eppure quella forma di governo era concettualmente, qualitativamente, essenzialmente diversa dalle altre forme di governo dell'epoca, ed era una delle tante forme di transizione che hanno portato al suffragio universale (mettendo da parte in questa sede il discorso sull'illusorietà o meno delle forme democratiche attuali - da marxista, penso che una piena gestione collettiva delle cose pubbliche non possa passare che attraverso la collettivizzazione dei mezzi di produzione, ma, sempre da marxista, riconosco il valore storico progressivo dell'istituzione democratica).
Consideriamo l'ipotesi di estendere la rivendicazione in senso antispecista - realmente antispecista.
Dico "realmente" perché oggi in Italia ci sono idee molto confuse su cosa è l'antispecismo. Sarà bene ricordare che l'antispecismo è l'opposizione allo specismo e l'affermazione dell'uguaglianza animale, ovvero della necessità di accordare uguale valore ad uguali interessi di individui sensibili indipendentemente dalla loro specie; non è prevista in questa formulazione la "difesa del pianeta", che non è un essere sensibile: semmai, gli habitat "naturali" devono essere difesi per tutelare gli interessi degli individui che li abitano.
Il principio di uguale considerazione degli interessi indipendentemente dalla specie di appartenenza impone che l'interesse di un essere sensibile a non essere ucciso per essere mangiato venga salvaguardato indipendentemente dalla specie di appartenenza del suo predatore, ovvero non solo nel caso in cui chi vuole mangiarlo è un umano, ma anche nei casi in cui chi vuole mangiarlo è un non umano.
Quindi, una rivendicazione antispecista per l'abolizione della carne equivarrebbe ad una rivendicazione di abolizione della predazione.
1. V. p. es. il Collectif Libération Animale de Montpellier, l'associazione L214, il gruppo Acta, il sito Solidaritok. Sul blog di Antoine Comiti, la risoluzione è presente in inglese, francese, tedesco, spagnolo, portoghese e italiano.
2. V. il thread Movement for the Abolition of Meat sul forum americano Animal Rights Community.
3. V. il thread citato alla nota 1. ed anche questa discussione sul blog di Antoine Comiti.